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Ultima modifica: 28 Gennaio 2019

Giornata della memoria 2019

27 gennaio 2019 – Giornata della Memoria

Disegno di Thomas Geve

Disegno di Thomas Geve

‘Avevo tredici anni quando fui mandato ad Auschwitz con mia madre. Era la fine di giugno del 1943. Poiché dimostravo più della mia età, ebbi la fortuna di essere considerato abile al lavoro. I bambini sotto i quindici anni erano inviati direttamente alla camera a gas. A parte un altro ragazzo, uno zingaro di nome Jendros, allora ero il più giovane dei 18.000 internati nel campo di Auschwitz. Avevo il numero di matricola 127003. Mia madre fu mandata a Birkenau e lavorava alla fabbrica “Union”. Purtroppo non sopravvisse. Dopo l’evacuazione di Auschwitz sono stato nel campo di Gross-Rosen, nel gennaio del 1945, e poi a Buchenwald, dove sono stato liberato l’11 aprile 1945. Prima di quel giorno non avevo mai conosciuto la libertà. […]

Ero gravemente debilitato  e avevo perso le unghie dei piedi per l’attrito contro gli zoccoli di legno e per la denutrizione. Troppo malridotto per lasciare la mia baracca, il blocco 29, quello dei prigionieri antifascisti tedeschi, vi rimasi più di un mese dopo la liberazione del campo. Fu allora che eseguii una serie di settantanove disegni miniaturizzati, a colori, delle dimensioni di una cartolina, per illustrare i vari aspetti della vita in campo di concentramento. Li feci essenzialmente con l’intento di raccontare a mio padre la situazione cosi com’era realmente stata’.

(Thomas Geve, Qui non ci sono bambini. Un’infanzia ad Auschwitz, Einaudi, 2010)

 

Ormai da alcuni anni, il 27 gennaio, si rievoca l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz con la liberazione degli ultimi sopravvissuti del campo di concentramento.

A distanza di settantaquattro anni, questo Giorno mantiene intatto il significato che i “salvati”, usando le parole di Primo Levi, avevano voluto dare alla Memoria e alla loro testimonianza.

Ricordare la Shoah, una delle pagine terribili e peggiori della storia dell’umanità, non deve essere solamente un omaggio doveroso ai “sommersi”, cioè ai milioni di vittime della persecuzione e dello sterminio, ma deve essere un’occasione per far maturare nei giovani un’etica della responsabilità individuale e collettiva.

Le nuove generazioni devono essere messe di fronte agli errori della storia perché solo attraverso la conoscenza piena del passato potranno comprendere meglio il proprio tempo e porre le basi per una società migliore, fondata non sull’odio ma sulla pacifica convivenza nel rispetto delle diversità.

Il Giorno della Memoria possa essere veramente all’interno della scuola un momento di profonda e autentica partecipazione e di attenta riflessione, non di formale commemorazione, per scongiurare con il contributo di tutti il ripetersi di simili tragedie. 

 

IL DIRIGENTE SCOLASTICO

Prof. Giovanni Kral